Prima dell'apertura

on 26 June, 2013
Esedra Notturno

"Io lo so che la notte del 25 giugno lavoreremo per essere pronti, non siamo pronti, dobbiamo fare tantissime cose ancora per aprire la villa".

Questo più o meno lo sentivo ripetere da mia sorella nell'ultimo mese tutti i giorni. In realtà non aveva proprio torto, era tutto impostato, ma niente era concluso. Io stavo lavorando all'apertura della villa da circa un anno. Dalla cantina alla torretta avevo sistemato e restaurato tutto, avevo un'aiutante eccezionale, mia mamma.

Con lei avevamo trovato alcuni pezzi interessanti che avevamo fatto riparare, per esempio il lampadario con il putto in bronzo che ora è in camera della sposa era in cantina, un arazzo raffigurante un paesaggio era piegato e ora è appeso in un salone del piano nobile. Tutte le serrature e i fregi in ottone dei portoni erano stati smontati per essere lucidati. L'arredamento sistemato in modo da poter organizzare all'interno feste con tanti invitati. Mia mamma aveva fatto controllare e ripristinare da un bravissimo artigiano le appliques del piano nobile, mentre all'esterno erano stati rivisti tutti i mezzi lampioni tipici delle ville. Oltre a preparare la casa, l'anno precedente all'apertura era stato impiegato per prendere i contatti con i catering, gli allestitori, gli operatori del settore in genere, non dimentichiamoci che era tutto nuovo per noi. Eravamo i primi, non potevamo copiare, prendere spunti da altre realtà, dovevamo ragionare e procedere.

I contatti con tutti non erano molto facili, c'era interesse per l'iniziativa, ma anche un po' di diffidenza, di paura forse della novità, ma noi eravamo estremamente determinate a continuare. In più c'erano gli appuntamenti con le coppie di sposi che arrivavano in genere mandate dai catering e alle quali va ora il mio ringraziamento più sentito perché loro hanno davvero creduto in noi. Ora è facile crederci, abbiamo immagini, sito, nome, ma allora è stato un atto di fede: grazie. E poi dovevamo dire al papà che volevamo aprire la villa a ricevimenti. "Papà ti piace il nome L'Esedra di Santo Stefano?" "Si, mi piace, ma la villa ha il suo nome". "Noi vorremmo aprirla per matrimoni o ricevimenti e non pensavamo di utilizzare il nostro nome". "Va bene, mi auguro che non seguirete anche il lavoro in cucina". Lo abbiamo rassicurato, non avremmo intrapreso anche l'impegno della preparazione del cibo. Lui non voleva che ci stancassimo troppo, voleva che ci rimanesse il tempo per viaggiare, per dedicarci a quello che ci piace.
In seguito si sarebbe dimostrato contentissimo della nostra decisione, la mamma invece era entusiasta sin da subito, era un tipo allegro e di molta compagnia, le piaceva questa cosa delle feste. Noi eravamo contentissime del nostro progetto e, lo dico ora, un po' incoscienti. Quando si inizia un'avventura come la nostra forse un po' di incoscienza ci vuole. Non sapevamo che non ci sarebbe stato più il tempo di fare tutte le belle cose di sempre, ma saremmo state impegnate a lavorare. Iniziava una sfida e tutto era molto stimolante. C'erano poi i rapporti con il paese e per questo la mamma e il papà erano perfetti. Loro si erano presi il compito di presentare quello che volevamo fare al parroco della nostra parrocchia, al sindaco, alle famiglie che vivevano nella tenuta, alle persone che potevano essere coinvolte in questo nuovo lavoro. Devo dire che il compito l'hanno svolto benissimo. Tutto era pronto quindi, non ci rimaneva che cominciare.

È sera ormai, del giorno prima, c'e l'occasione prima di andare via di provare le luci del parco. Lo ricordo benissimo, seduta sul muretto con Luigi, il nostro architetto che ci ha seguito nei lavori e negli arredi della villa e un caro amico, guardiamo la villa e l'effetto che fa vederla illuminata. Una sensazione particolare, sembrava di entrare in un mondo che si stava svegliando, fino a quel momento c'era stata la luce del giorno e di notte il buio. I miei zii quando ci vivevano e anche i miei, di notte se accendevano qualcosa erano le luci e del terrazzo o quella sul portone. Sicuramente stavamo "invadendo" la realtà del parco di notte.

Stava iniziando una nuova parte di vita, ancora non lo sapevamo, iniziava a esistere L'Esedra di Santo Stefano.

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